giovedì 9 novembre 2023

Stranezze e vaghezze di un (esemplare) caso giudiziario


 
sorpresa in aula

Quarta puntata: colpo di scena! I due testi fondamentali dell'accusa (due badanti) vengono subito congedati: il PM rinuncia a sentirli. Delusione tra il pubblico: addio spettacolo dialettico. Che mai vorrà dire?

un solido quadro probatorio

È la formula (perentoria) con cui, a febbraio '21, un GIP rigetta l'istanza di revoca (erano emerse prove a discarico) della misura cautelare per il reato di maltrattamenti in famiglia.

disturbo del sonno di persona sveglia

- teste Debora Amarugi,
(verbale/testimonianza/4/5/2023, p. 7):
“Lui ogni volta entrava per controllare e perché a suo avviso la madre era bagnata e doveva essere cambiata. In realtà le badanti mi riferivano che l'avevano appena cambiata ma che il sig. Monello pretendeva il cambio in continuazione e quindi praticamente si passava la notte con queste interruzioni e con questi cambi imposti anche dieci, quindici volte, nonostante il panno fosse asciutto”; 
(verbale/testimonianza/4/5/2023, p. 13):
“posso soltanto riferire quello che mi diceva la sig.ra Touria Morchid la quale mi diceva che pretendeva anche dieci, quindici volte il cambio del panno, il sig. Pier Luigi, e quindi praticamente di notte nessuno dormiva.”

- Teste Touria Morchid, badante notturna
(file audio/ 18.04.2020/ comunicazione all'Ads/ agli atti),
“La signora non dorme durante la notte, dorme solo le prime 2 h, o un'ora e mezza, e rimane sempre sveglia chiedendo il cambiamento dei panni, le cose principali… è il cambiamento dei panni, li chiedeva sempre, a volte 9, 11 volte.”

- teste Franca Marcialis, inquilina del piano di sopra
(verbale/testimonianza 10/11/22 p. 6):
Siccome io in quella stanza stavo di notte, sopra, quindi le sentivo di notte (...) sentivo le solite lamentazioni 'oi, oi' etct, etct, diceva 'Sono bagnata' e quindi chiamava qualcuno per cambiarle il panno.

cannule, pillole, gocce et similia

- teste Debora Amarugi,
(verbale/testimonianza/4/5/2023, p. 14),
“Tra l'altro, io avevo dato anche io, la geriatra e il medico di base, avevano prescritto nel caso la signora fosse agitata di darle cinque gocce di Lexotan, mi pare, quindi avevo dato queste disposizioni, ma anche qui c'erano, riferiva sempre la sig.ra Touria Morchid, c'erano sempre delle discussioni da parte del sig. Pier Luigi Monello che diceva: “No, così non si fa, non va bene” (…) poi… Poi mi ricordo che c'è stato, un altro problema che avevano, che doveva tenere una cannula fissa per idratarsi la signora, e però lui pretendeva che le venisse tolta.”

- documentazione probatoria agli atti:
Nessuna badante in pianta stabile nella abitazione di mia madre, riferisce di mie interferenze nella somministrazione di farmaci o nella attuazione di prassi terapeutiche. Tranne la sig.ra Olena Nikitiuk (badante in prova per 14 giorni, nel marzo del 2020, e mai impegnata in servizio notturno), che si limita a dire, “Riguardo la somministrazione delle medicine, Pier Luigi aveva sempre da parlare, infatti ci diceva di darle dosi diverse da quelle prescritte dai medici perché secondo lui era meglio così. Naturalmente io non cedevo alle sue richieste e ho sempre riferito tutto all'Amministratrice” (deposizione alla PG/ 11 giugno 2020).
Circa la contrarietà del sottoscritto al mantenimento in vena della cannula/ago della flebo (che equivale a dire che operavo al fine di favorire il decesso di mia madre), l'Avv. Amarugi travisa e manipola a fine di calunnia, il seguente episodio vero:
Nei mesi caldi (a partire da maggio) era stata prescritta una idratazione aggiuntiva via flebo; su disposizione del medico curante, il sabato la cannula veniva rimossa e reinserita il lunedì successivo e ciò per concedere un intervallo di riposo all'assistita. Tale modalità operativa andava avanti da almeno due anni. A fine maggio 2020 - presente la badante Leslie Flores - è accaduto quanto segue: l'infermiera dell'Assistenza domiciliare ha fatto osservare che era meglio evitare la complicazione, e il fastidio per l'assistita, della rimozione/reinserimento. Al che il sottoscritto ha replicato, “Beh… certo… però dovrebbe provare lei a tenere per settimane un ago in vena”. Dopodiché, senza più null'altro aggiungere o fare, mi sono ritirato, accettando che la decisione dell'infermiera avesse corso. Successivamente, mai con nessuno sono tornato sull'argomento cannula.

futile (ma memorabile) dettaglio

Poche settimane dopo il mio allontanamento dalla casa familiare, Debora Amarugi provvedeva (come era negli ardenti desideri di mia sorella) a riassumere una badante convivente di nazionalità peruviana, da me a suo tempo licenziata.

silenzio stampa 


Tranne due brevi comunicati di Casteddu on line (settembre 2020 e maggio 2022), la Stampa locale ha osservato su questo caso una linea di rigoroso, ermetico silenzio. Un fatto casuale?

lunedì 30 ottobre 2023

quando la logica incontra la fantasia




Martedì 7 novembre, alle h 11, 4a udienza del processo avviatosi il 24/3/20 con la denuncia sporta contro di me da Debora Amarugi, Avvocatessa cagliaritana e, per circa due anni, Amministratrice di sostegno di mia madre. 

In data 9.3.2020 (cioè 15 gg prima della sua denuncia), l’Avv. Amarugi indirizzava all’Avv. Pietro Ambrosio (all’epoca mio legale) una
 formale lettera - su carta intestata - in cui, lamentando le mie interferenze nell'assistenza a mia madre e annunciando l’imminente ritorno alla formula della badante unica convivente, in ordine al figlio convivente, così si esprimeva: 

“La richiesta fatta al sig.
Monello Pier Luigi di lasciare l’abitazione nella esclusiva disponibilità della Signora Concetta Meli e delle badanti deriva anche e soprattutto da ragioni pratiche. L’appartamento, seppure molto ampio dispone di un solo bagno ed un piccolo servizio adiacente alla camera dove dovrà soggiornare la badante, privo però di doccia. L’unico bagno almeno per la doccia dovrà essere utilizzato dalla badante e dalla signora Concetta Meli con idonea attrezzatura sia per la vasca che per il water. C’è quindi una oggettiva difficoltà di utilizzo dei servizi. La badante convivente dovrà, dopo aver fatto mangiare e messo a riposare per lo più verso le h 14, 14,30, la beneficiaria, avere una pausa per preparare i propri pasti e consumarli. È palese che si vengono a creare problemi di condivisione dello spazio e di utilizzo degli ambienti e che diventa oltremodo difficoltoso conciliare i tempi di riposo ed i desideri e le necessità del sig. Pierluigi Monello, con quelli della madre e della badante fissa. Per i suesposti motivi appare opportuno che il sig. Pierluigi Monello si trasferisca nella propria abitazione. Ciò non gli impedirà affatto di esercitare appieno il suo rapporto filiale con la madre, potendo recarsi a trovarla anche tutti i giorni, trattenersi con Lei, farle compagnia, conversare quando e come meglio riterrà.” 

15 giorni dopo
, avendo rifiutato di andarmene, l’Avv. Amarugi si reca in Procura e sporge una denuncia contro di me che così si conclude: 

“Tutto ciò premesso ed esposto
chiede che si voglia procedere nei confronti del Signor Pierluigi Monello dom.to in Cagliari via San benedetto 31 (cell. …… email ……) e residente in via Cimarosa 102 per tutti i reati che si ravvisino nei fatti sopraesposti ivi compreso il reato di cui all’art. 612 bis c.p., con richiesta di essere avvisata in caso di archiviazione ai sensi dell’art. 408 2° comma cpp. e soprattutto, a tutela della salute psicofisica e financo della vita della della Signora Concetta Meli, estremamente fragile per condizioni di salute ed età di cui la sottoscritta è responsabile, che si Voglia disporre in via d’urgenza l’allontanamento del convivente Signor Pierluigi Monello dalla casa di abitazione della madre Signora Concetta Meli sita in Cagliari via San Benedetto, 31” 

nb: Preciso che il citato articolo 612 bis, c.p., prevede e punisce il reato di
stalking, cioè di atti persecutori.


Al buon lettore, l'onere di capire.


martedì 4 luglio 2023

il sole e l'ombra




Nelle città, dove ti giri e giri non fai altro che vedere carrozzelle e deambulatori. La popolazione invecchia: il 23% ha 65 e più anni; il 7,4%, 80 e oltre. Si invecchia, ci si indebolisce, si cammina lentamente. Fa tenerezza vedere i vecchi muoversi piano, accompagnati da floride badanti dell'est; quei corpi sono “racconti”, lasciano immaginare mille storie. Vanno per parchi pubblici, lenti, un po' straniti, gli occhi ancora vogliosi di vedere, la pelle ancora vogliosa di sentire. E fa piacere vederli al sole, sulle panchine dei parchi. La vita ha ancora un senso se ogni tanto qualcuno ti porta al sole. E se, dopo il sole, rientri nell'ombra di casa tua.

Ma spesso, le cose non vanno così. Da quando, grazie ad una legge varata vent'anni fa, rinchiuderli e dimenticarli è divenuto facile, per molti di loro il sole e l'ombra non esistono più. Nel 2004 la novità - tutta italiana - della Amministrazione di sostegno ha trasformato il loro corpo in un affare e una legione di avvocati, commercialisti o semplici disoccupati “formati”, ha scoperto il suo piccolo Eldorado. Con impareggiabile perspicacia la legge non mette limiti numerici: se te la senti, puoi amministrarne anche cento; e per tutti incasserai equo indennizzo.
Chi scrive la legge ignora due cose: 1) che siamo in Italia; 2) che l'ordigno che ha creato ha alcune perverse, nascoste potenzialità.

Ecco, adesso, un caso immaginario; potremmo dire una fondata astrazione: Sergio, ottantenne, finisce d'urgenza in neurochirurgia per emorragia cerebrale; dopo la convalescenza, siccome la testa non è più quella di prima, i sanitari - legge alla mano - dicono che devono segnalare il caso al Giudice per la nomina di un AdS; un primo figlio si propone, un secondo si oppone; in capo a Sergio c'è un cospicuo patrimonio immobiliare, e un figlio sospetta che l'altro possa trarre vantaggio da quel ruolo. Conclusione: il Tribunale, visto il conflitto, mette l'anziano nelle mani di un amministratore di sostegno “esterno” (un avvocato); che, dopo poco tempo, con consenso del secondo figlio e benestare del Giudice, decide il trasferimento in RSA. E a nulla valgono i ripetuti tentativi del primo figlio per salvare il genitore. Finito di prendere sole.

Passiamo al controfattuale e chiediamoci, “che sarebbe successo se questa vicenda si fosse svolta prima del gennaio 2004 ?”, cioè prima che l'illuminato Legislatore innescasse questa autentica bomba che è l'Amministrazione di sostegno?

Facciamo uno sforzo - neanche troppo complicato - di fantasia: i fratelli, su un piano di perfetta parità, sarebbero stati costretti ad avviare - nell'interesse di tutti - un dialogo razionale e, volenti o nolenti, a trovare l'accordo più conveniente. Fuori dalle aule dei tribunali, ascoltando l'interessato, nella sfera dell’esercizio di un pieno diritto di cittadinanza.
Una storia-modello, specchio delle mille (concrete) sparse per tutta la penisola. Che dimostra un fatto semplice e incontrovertibile: la Legge 6/04 è fatta apposta per generare conflitti endo-familiari. E quando non c'è di mezzo il patrimonio, ci sono pulsioni, tensioni e vecchie rivalità. Altro che sostegno.

Nel linguaggio un po’ untuoso di questo mai visto, italianissimo impasto di welfare, stato etico, carte giudiziarie, drammi familiari e piccolo affarismo, la persona “amministrata” (pare riecheggiare un profetico allarme della Scuola di Francoforte) viene definita “beneficiario”. Un suono francamente beffardo.

I veri beneficiari? Oltre alla già citata legione, Kos (De Benedetti), Tosinvest (Angelucci), Sereni Orizzonti (Blasoni), e i colossi francesi Korian e Orpea, da tempo sbarcati in Italia. Con l’attuale trend demografico, un business da favola. Tutta gente che non si fa mancare il sole.

                                                                                          gm

domenica 25 giugno 2023

Sostegno all'italiana

 





Dal 2004 esiste in Italia una Legge che permette ad un cittadino di diventare il padrone assoluto della vita di un altro cittadino. Si tratta della famosa Legge 6/2004, che ha introdotto la figura dell'Amministratore di sostegno.
Nata con le migliori intenzioni, la Legge punta ad evitare il ricorso alla tutela con quei soggetti che, sebbene menomati nella autosufficienza fisica o psichica, restano centri attivi di decisioni, affetti, progetti, memorie. Nella realtà dei fatti, essa si è trasformata in molti (troppi) casi, in una trappola demoniaca, capace di annientare le persone e colpire duramente congiunti di sangue o di fatto.

Il fenomeno è rimasto silente (o quasi) sinché non ha coinvolto personaggi di grande notorietà (Gina Lollobrigida, Lando Buzzanca, Gianni Vattimo); o non è stato oggetto di coraggiose inchieste del giornalismo televisivo (vicenda Carlo Gilardi).
Ma per 4 casi che hanno sfondato nella comunicazione di massa, ce ne sono centinaia che circolano nel web (basta digitare su Facebook, “abusi Amministratori di sostegno”; oppure, “Se la tutela diventa ragnatela”). Un vero mondo di soprusi, degenerazioni, sofferenze, abbandono, affarismo.

L'Amministrazione di sostegno ha conosciuto sin da subito una straordinaria fortuna, tanto che un'ondata impressionante di istanze ha investito i Tribunali, che, per conto loro, si sono adeguati con un diluvio di nomine. Quanti esattamente siano oggi i soggetti sottoposti ad ads, è cosa ufficialmente incerta; gli addetti ai lavori avanzano una stima di circa 350000 beneficiari. Secondo uno studio statistico realizzato da AIASS nell'ambito di 10 Tribunali italiani, risulta che il 26% degli Ads sono professionisti del settore (in genere Avvocati).

Accantoniamo gli Amministratori interni alla famiglia (65% del totale) e concentriamoci sugli esterni, la parte più “interessante” di questa storia. Se si prova a smontare questo particolare successo, se ne vedono emergere le umane troppo umane ragioni:
1) squilibrio di mercato tra offerta di Avvocati e domanda di prestazioni professionali; cosa che induce i legali meno fortunati a trovare nell'Ads una (facile) fonte aggiuntiva di reddito. Esistono parchi-utenti anche di 50 e passa “deboli”.
2) facilità della procedura di richiesta e attivazione: basta inoltrare un'istanza al Giudice Tutelare, cosa che può essere fatta anche senza assistenza legale.
3) forte presenza di conflitti intra-familiari sulle decisioni da prendere a proposito del parente “debole”; situazione che induce il GT (ma nulla ve lo costringe) a nominare un esterno. Il quale, una volta nominato, tende in molti casi, più che a mediare i conflitti, a inserirsi nel “gioco”, instaurando alleanze col familiare più consonante. Per non parlare della cinica indifferenza verso i legami di fatto: abbiamo relazioni sentimentali ultradecennali troncate di colpo per volontà di Sua Maestà l'Ads.
4) vertiginoso aumento del carico di lavoro per i Giudici tutelari, cosa che, non di rado, spinge i medesimi a “patti di ferro” con gli Ads, ai quali si delega un'ampia discrezionalità che li rende, di fatto, difficilmente revocabili.
5) prodigiosa elasticità (vaghezza) della norma, che è potenzialmente applicabile ad una platea pressoché sconfinata di soggetti; cosa infatti debba esattamente intendersi con formule del tipo, “infermità o menomazione fisica o psichica”; o “impossibilità, anche parziale e temporanea, del beneficiando di provvedere ai suoi interessi” (art. 404 c.c.), è fatto di inquietante nebulosità. Abbiamo oggi Ads che si occupano di ludopatici, shopping-compulsivi, alcolizzati, tossico-dipendenti, disturbati e border-line. Ma anche di normalissime persone cui è toccata la fortuna di un congiunto troppo premuroso. È il caso di Maria Teresa (nome di fantasia), casalinga sessantenne del nord Italia, benestante, che si è vista rifilare un Ads (Avvocato) su iniziativa di una sorella. I motivi? Non ha mai lavorato; è un'asociale; ha fatto prestiti ad una amica; vive con diversi gatti e un cane; gioca abitualmente al gratta e vinci; e, dulcis in fundo, non si è mai fatta una famiglia; una pericolosa single, insomma.
6) felice incontro tra civile e penale: tutte le volte che qualcuno ha interesse a dimostrare che qualcun altro abbisogna di amministrazione, uno in odore di circonvenzione, tra gli intimi, si trova sempre.
7) appropriata mobilitazione di “mezzi penali” nei confronti di chiunque (familiare o congiunto di fatto) osi disturbare, mettendo in discussione i comandi del Satrapo-Ads (ci sono denunce e processi per “concorso in violenza sessuale”, “circonvenzione di incapace”, “simulazione di reato”, “maltrattamenti in famiglia”).

Dal 2004 c'è in Italia una Legge che permette ad un uomo di catturarne un altro e tenerlo prigioniero traendone lucro. Ce ne è abbastanza perché la politica (la migliore) se ne accorga?

                                                                                                                       gm

venerdì 28 aprile 2023

Terza Udienza




Il prossimo 4 maggio alle h. 10.30, nel Tribunale di Cagliari, si terrà la terza udienza del processo che mi vede imputato per maltrattamenti a mia Madre, deceduta circa due anni fa. È prevista l’audizione di tre testi: 1) Olena Nikitiuk (badante in prova); Daniel Lombardi (Maresciallo CC); 3) Debora Amarugi (già Amministratrice di sostegno di mia Madre).
Ricordo che Debora Amarugi nel marzo del 2020, ha sporto - con l'appoggio di mia sorella Maria Laura e mio fratello Sebastiano - denuncia contro di me; fatto dal quale è poi scaturito un provvedimento di allontanamento dalla casa di famiglia, deciso da un Giudice delle indagini preliminari.

Desidero anche rammentare che l’Avv. Amarugi, convocata per l'udienza dello scorso 10 novembre, è risultata, in quella circostanza, assente per motivi di salute.

Auspico che la Stampa locale – che già si è occupata di questo caso – vorrà dare conto di queste testimonianze alla pubblica opinione. La presenza di chiunque sia interessato ad assistere, è per me gradita.

Anche in questa occasione, l’Associazione Radicale Diritti alla Follia organizzerà nei giardini antistanti il Tribunale, un sit-in di informazione e denuncia (a partire dalle h.13).


per una informazione minima sul mio caso:
https://www.youtube.com/watch?v=HNK2gI6EUkw


mercoledì 12 aprile 2023

Vecchi, sporchi, ignorati

 



I monumenti sporcati da “Ultima Generazione”
sfondano su Tv e quotidiani nazionali; i pannoloni lasciati sporchi per ore addosso ai nostri vecchi nelle RSA, no. Per sentire parlare dei “reietti delle strutture”, bisogna che qualcuno venga picchiato. O scappi; come successo pochi giorni fa, con una ottantunenne che da Faenza ha preso un treno per Rimini; perché voleva rivedere il mare. Per fare notizia occorre strafare.

Eppure la civiltà di un paese si misura anche sulla scorta del grado di rispetto riservato ai vecchi. Cioè attraverso cose ordinarie.

In tema di civiltà, non sarebbe male sapere che un numero crescente di anziani assistibili a casa, finisce nelle strutture contro la propria volontà; e questo “grazie” alla Legge che vent'anni fa ha introdotto la figura dell'Amministratore di sostegno (L. 6/2004). La norma prevede che una persona non autosufficiente, possa (e in certi casi debba) avere un Amministratore di sostegno; che, di preferenza, sarà un familiare; ad esempio un figlio. Per eccessiva fiducia in se stesso, al legislatore è però sfuggito un dettaglio: la posizione di preminenza gestionale di un familiare amministratore, innesca sospetti e timori “patrimoniali” negli altri; che spesso, dunque, si oppongono. In presenza di un conflitto, il Giudice tutelare opta per un “esterno” (in genere un avvocato), il quale - non di rado - trova conveniente allearsi con il parente più cinico, con l’appoggio del quale decidere poi la collocazione in RSA. E a nulla valgono le disperate battaglie del parente pietoso, per far rientrare a casa il congiunto. Sui social si trova notizia di centinaia di casi (ma saranno migliaia).


Tre barattoli di vernice nella barcaccia a piazza di Spagna, e se ne parla a New York; migliaia di anziani a vegetare di giorno e a lamentarsi la notte, per feci ed urina nel panno, e non gliene frega niente a nessuno.

gm