venerdì 22 settembre 2017

LICEO CORTO, VIZIO LUNGO

Siccome mercato interno ed estero ingurgitano senza sosta diplomati e laureati, è giusto forzare il passo, non regalando a nessuno il vantaggio di fare in 4 anni, ciò che noi facciamo in 5. Problema di quantità, insomma. È l'unica ragione (discutibile) a favore del liceo breve. Ingurgita, per caso, il mercato? Ma figurarsi. Fumo negli occhi, dunque. Le ragioni del botto d'Agosto devono essere altre; più in linea con la usuale inclinazione al machiavello.
Tira aria di resa dei conti: il Gentiloni saluta a Marzo; in primavera ci si gioca tutto: fortune personali e destino del paese (quando si dice la combinazione). O l'avventura rampantista riparte o finisce per sempre (a naso, buona la seconda). Pil ministro tacere? Non può. Deve fare notizia, metter mano alla tela di Penelope e fare anche lei quello che tutti hanno già fatto: riformare. O dire di volerlo fare.
 

Liceo corto, dunque: giovani più presto al lavoro; un anno risparmiato; lo fanno in Europa (falso, sono molti a non farlo); si comincia con 100 classi e, se funziona, si fa tutti così. Manca solo la lacrimuccia ipocrita sui bassi stipendi e l'accenno all'obbligo a 18 anni: che arrivano puntuali. Il piatto è servito: TG e WEB per ore 24 non smettono di macinare, dimodoché dal mare ai monti non si parla d'altro che della nuova pensata. Vantaggi? I liberisti plaudono al taglio di spesa (1.380 milioni); un certo praticismo qualunquista, alla saggezza del buon tempo antico: “a che serve studiare tanto? Andè a lavurà!” Come con la Buona Scuola, l'anima del turbo-pedagogismo di governo è ragioneria ed estetica dell'azione: la cassa e la grancassa.
Certo, a guardare il dettaglio di questo ennesimo esperimento, viene da compatire le cavie: stessi programmi, medesimi esami finali, orario potenziato da 900 a 1000 e passa ore annue; sesta ora di lezione (chi già la fa, riferisce che vale il 30/40% di un'ora normale); alternanza scuola-lavoro possibilmente tutta nelle vacanze natalizie, pasquali ed estive (ci crederò quando lo vedo); una materia tutta in inglese in terza e in quarta (servirà ad imparare la materia o ad imparare l'inglese?). L'impressione è di cosa non troppo meditata: fosse per caso un pacco? Niente affatto: dalle traboccanti adunate cielline (l'effimero teologico-litoraneo) scende il verbo sereno: non ci sarà tanto una riduzione nella quantità dei contenuti, quanto una innovazione qualitativa degli stessi”. Frasetta nebulosa: non serve neppure attivare le funzioni corticali superiori, bastano le sole narici per classificarla al volo nella riverita categoria del “suona bene ma non significa un fico”.
Bello sarà vedere tanto per dirne una come i diretti interessati faranno entrare dentro terzo e quarto scientifico già, di loro, pienotti Induzione elettromagnetica, Equazioni di Maxwell, Relatività ristretta, Modelli atomici, Crisi della fisica classica e Meccanica quantistica; temini del 5°anno. Basteranno gli abracadabra della didattica laboratoriale e del potenziamento tecnologico? O si arriverà agli elettrodi a ventosa sul cranio prima di andare a dormire? In attesa di sapere che ne sarà di questa pubblica istruzione modello Scientology, ai prossimi fortunati l'augurio del Chiambretti: “Comunque vada, sarà un successo”. Formativo.




































sabato 10 giugno 2017

magazine_ Aristotele



"Ogni scoperta di un errore costituisce un reale avanzamento della nostra conoscenza.
Come dice Roger Martin Du Gard in Jean Barois, è già qualcosa sapere dove non si
trova la verità"

(K. R. Popper, La società aperta e i suoi nemici, 2°)

 
10 studenti del Liceo Alberti
10 miti della scienza aristotelica
un'idea unificatrice: le nuove teorie
scientifiche
nascono dalla scoperta 
degli errori delle vecchie

disponibili copie omaggio
sede centrale Liceo Alberti
 


martedì 20 settembre 2016

le cose come stanno

Cyberbullismo e non solo.
Lo psichiatra Tonino Cantelmi
«Per aiutare i
giovani dobbiamo
rieducare gli adulti»
 
di VIVIANA DALOISO  16 settembre 2016
 
Educare gli
adolescenti? «Non
vorrei più sentirne parlare». È forte la
provocazione dello
psichiatra Tonino
Cantelmi,
professore di
cyber-psicologia
all’Università
Europea di Roma e presidente
dell’associazione Psichiatri e psicologi
cattolici (Aippc).
«La verità è che per cambiare gli
adolescenti c’è più che mai bisogno di
adulti. E gli adulti non ci sono: sbiaditi,
insensati, inconsapevoli».

Professore, è un giudizio durissimo.

Lo so. E però serve, ora più che mai, il
coraggio di dire le cose come stanno. I
fatti di Napoli e di Rimini sono
agghiaccianti, ma ci dicono cose che
sappiamo bene ormai.
 
Quali?
 
Primo, che abbiamo ragazzi erotizzati
precocemente. Li nutriamo di immagini
e di un vocabolario sessualizzati, tra i 6
e i 7 anni sono già immersi nella
dimensione della sessualità e – come
ovvio – a quell’età non possono che
essere vittime del più drammatico dei
cortocircuiti: quello che confonde
l’intimità, cioè la sfera dei sentimenti,
con il sesso.
 
E poi?
 
E poi vengono anche digitalizzati
precocemente. Ecco che, sempre tra i 6
e i 7 anni, a volte anche molto prima, gli
mettiamo in mano le tecnologie: le
usano alla perfezione, passano il tempo
davanti allo schermo. E attraverso lo
schermo imparano la tecnomediazione
delle relazioni, in cui l’empatia e le
emozioni dell’altro scompaiono.
Risultato: a una dimensione distorta
della sessualità si aggiunge quella
distorta della percezione dell’altro, che
porta all’aggressività. Prime vittime, le
donne: che in questo percorso finiscono
col non maturare alcuna cognizione del
valore del proprio corpo.
Sono gli ingredienti delle vicende di
questi giorni...
Vicende che però sono solo la punta
dell’iceberg. I numeri parlano chiaro:
oggi circa il 20% dei bambini – si badi
bene, non degli adolescenti – ha già
bisogno di un aiuto professionale in
termini di salute mentale. Siamo di
fronte a un’enorme sofferenza del
mondo dell’infanzia e questo dipende da
un mondo di adulti che hanno smesso di
narrare esperienze dotate di cornici di
senso ai propri figli. I genitori di alcuni
dei miei pazienti ogni tanto mi chiedono
perché i figli cercano tutto su Google.
Perché mancano le risposte altrove,
perché gli adulti sono i primi a perdersi
nella costruzione del proprio profilo
social.
Ripartire dagli adulti, dunque.
Per avere adulti in grado di educare i
giovani con l’esempio e il significato
della propria vita, non con il controllo del
cellulare e dei gruppi Whatsapp. Lì

non arriveremo mai, o arriveremo sempre
troppo tardi.

mercoledì 10 agosto 2016

LO SCELLERATO MARCISCE IN FORTEZZA



LO SCELLERATO MARCISCE IN FORTEZZA
divagazioni sul Conte Felicini, gaglioffo bolognese castigato in Toscana
€ 7.50
Autore: Gigi Monello
ISBN  978-88-906775-1-9
pag. 64


24 Luglio 1672, Domenica mattina: termina a Fivizzano la carriera criminale di Giuseppe Maria Felicini, mandante di undici omicidi nonché di una interminabile sfilza di malefatte minori. Catturato dai gendarmi del Granduca, viene portato a Volterra, carcere di stato, dove rimane sino alla morte, nel 1715. Paga con 43 anni di galera una vita di soperchierie. Raccontata l'ultima volta nel 1919, la storia quasi dimenticata di un legno storto nell'Italia del '600.

martedì 31 maggio 2016

l'alato paradigma

Fiammate di futurismo al palazzaccio di Trastevere. Desse per caso ebbrezza aver finestre sopra cupole romane? Il fatto: lo scorso Dicembre, finite le spossanti nottate della 107, il capo-segreteria tecnica della ministra, emette seguente cogitativo, “Stiamo facendo una follia, una lucida follia (…). Il momento per fare il cambio di paradigma è questo: ora o mai più. Non si parte mai quando si è pronti al 100%, perché altrimenti non si fa mai nulla”. Pare D’Annunzio in partenza per Vienna. È invece Luccisano, 33 anni, laurea in Scienze internazionali e diplomatiche, specialista in “innovazione”, esperienze al Ministero degli esteri, ENEL e Confindustria. Insomma, un predestinato. Sta parlando di uno dei pilastri della “buona scuola”, la cosiddetta alternanza scuola-lavoro. La macchina è pronta, indietro non si torna; i risultati arriveranno; in Campania, ad esempio, dove 13 istituti superiori - mille alunni - si apposteranno attorno all’area archeologica di Pompei: quelli dell’Agrario cureranno il verde; i liceali compileranno cataloghi digitali e assisteranno turisti.
Chissà a cosa mai potrà servire ad un futuro ingegnere, avvocato o urologo, aver catalogato antichità e accompagnato turisti. Mistero. Ma son dubbi da semplicioni. Ciò che importa è innovare.

Con leggera nausea, vedo gente arrabattarsi per realizzare l’ennesima trovata: puntate in azienda, incontri con l’Ispettorato del lavoro, visite a musei, lezioncine di economia, scorribande su Internet, slogan e logo per “imprese simulate”, tagliandi colorati da vendere (le “azioni”); e alla fine la sfida mortale: i simulatori riuniti gareggeranno per stabilire chi meglio simulò. Sessantasei hanno da essere (ore), e sessantasei saranno; e ai DS dubbiosi, bacchettate sul nervo sensibile: lo stipendio.
Siamo alla tragica farsa. Chi fa scuola sul serio, sa benissimo che, considerate vastità e complessità dei programmi, anche se non si facesse altro che spiegare e verificare, il tempo sempre poco sarebbe. Figurarsi ora che al ben noto carosello di extra, si aggiunge il tributo al nuovo feticcio.

Con vago raccapriccio vedo dilapidare un tempo prezioso che non tornerà più. Il tempo della costruzione del pensiero astratto, della memoria, del linguaggio. Un tempo denso, lento, conflittuale, irto di retroscena, decisivo. E osservo loro, i “beneficiati”: sono un po’ confusi, un po’ divertiti, un po’ stufi di questo continuo agitarsi per dargli novità.
Al 33enne politico-tecnocrate, una preghiera: la prossima volta che cambia un paradigma, faccia il piacere, controlli bene se il nuovo che sostituisce al vecchio, non sia, per caso, il vecchissimo “facimmo ammuina”.

      gm

sabato 23 maggio 2015

Scuola e comprendonio

Capiscono di scuola, quelli che la riformano? Sanno che una delle principali cause del suo scadimento è proprio il modello aziendalista che tanto li riscalda? Una bella pensata “di sinistra” che da sedici anni scarica dentro il sistema una massa di “attività” extra che sono spesso purissimo fumo, pagato con un pauroso sperpero di tempo. Sanno che nella scuola italiana si saltano lezioni per incontrare piloti di rally, romanzieri, bancari, carabinieri, ginecologi, l'AVIS, e, se del caso, una “suora che balla”? Gli risulta? Sanno che gli studenti delle quinte (i maturandi) tra Marzo e Aprile vengono “orientati”? Cioè più volte portati in giro tra stands fieristici, cittadelle universitarie, panchine, vialetti, depliants e quattro chiacchiere con patetici imbonitori. Sanno del tourbillon di “olimpiadi”, “concorsi”, “giornate”, e dei fondamentali “scambi turistico-culturali”? Sanno che terminare corposissimi programmi e verificarne onestamente l'assimilazione è, in questo perenne manicomio, cosa che oramai rasenta l'eroico? Che l'imposizione per pura demagogia degli insulsi registri elettronici ha praticamente raddoppiato il lavoro burocratico, dato che tutti tengono nota su carta di quel che fanno? Che, tra adolescenti col cervello frullato dall'elettronica tascabile, genitori impegnati a fargli da sindacalisti, dirigenti sempre più inclini ad ascoltare gli uni e gli altri, la classe docente vive una indegna condizione di intimidazione? Sanno che significa, oggi, parlare per quattro ore a giovani di questo tipo? Prodotto dell'imbalordimento di massa seguito a vent'anni di reality show e altra varia spazzatura televisiva cui la Tv di stato non è affatto estranea. Riescono ad immaginare quale probabile criterio userebbe per valutare i professori, la costituenda commissione con dentro genitori e studenti? Azzardiamo? Socievolezza, manica larga, molti “extra” e inchini al dirigente. Un'ultima domanda: lo sanno, il caro leader, la ridente ministra, gli impagabili sottosegretari, e tutto questo codazzo di gente arrembante che fa acutamente rimpiangere Moro e Fanfani, che gli insegnanti in maggioranza votavano PD?

gm

venerdì 24 ottobre 2014

IL PRINCIPE E IL SUO SICARIO



Roma, Settembre 1499, Rodrigo Borgia, in arte Papa Alessandro VI, volendo metter fine al secolare disordine del suo stato, dichiara decaduti tutti i vicari di Romagna; di nome feudatari, di fatto piccoli re. Con l’apparenza della ragion di stato, ma in realtà per libidine di grandezza, dato a suo figlio Cesare il comando delle milizie, lo incarica di recuperare le antiche dipendenze, concedendogli di farne un dominio tutto suo. Uno dopo l’altro, i signori romagnoli ora scappano, ora son travolti, ora patteggiano la deposizione. La sola Faenza si prepara ad opporsi e a difendere strenuamente il governo dei Manfredi. Attaccata nel Novembre 1500, la città resiste sino all’Aprile successivo, quando, ormai sul punto d’esser presa con la forza, onde evitare le brutture del sacco, capitola ad onorevoli condizioni. Andato a visitare il vincitore, forse circuito dalla sua affabilità, il giovanissimo Astorre accetta di restare con lui. Compiendo l’atto che lo perderà per sempre. Per un anno prigioniero in Castel Sant’Angelo, una notte il disgraziato scompare. Il 4 Giugno 1502 il Tevere ne restituisce il cadavere. Non ha ancora compiuto diciott’anni.



Come Cesare Borgia tolse dal mondo Astorre Manfredi
Con note sparse sopra la mente di un tiranno
€ 16.00
Autore: Gigi Monello
ISBN 978-88-906775-2-6
pp. 192