martedì 7 dicembre 2021

Teorie, macchie ed andazzi



C’è in Italia un’Associazione che difende i diritti dei “deboli”: le persone che per malattia, disagio psichico o vecchiaia non sono pienamente capaci di provvedere a sé stesse. Si chiama “Diritti alla Follia”, nasce nel fertile humus del Partito Radicale e ne porta l’inconfondibile impronta (competenza e idealismo). Poche settimane fa a Roma si è svolto il suo 4° Congresso nazionale.
Se il nome risente dell’iniziale prevalere delle tematiche della antipsichiatria, il moltiplicarsi di casi di abusi e deviazioni nel campo della Amministrazione di Sostegno, ha spinto l’Associazione a rafforzare l’impegno su questo fronte.

L’Ads è il nuovo Istituto giuridico che doveva offrire una alternativa più “leggera” alla vecchia “tutela”, e che, per via della sua sorprendente elasticità, ha creato un’onda anomala che dal 2004 sommerge i Tribunali. Un successo strepitoso. Al momento esistono in Italia 260000 soggetti (i “beneficiari”) sottoposti a Ads. Per dare la misura della plasticità della norma, diremo che oggi possono andare sotto Ads, signorine quarantenni affette da oniomania (schopping compulsivo), stagionate mogli alcolizzate, attempati ludopatici incalliti (videopoker, corse di cavalli, roulette e affini), vecchi gentiluomini di campagna (lucidissimi) intenti a finire i loro giorni donando ai bisognosi; e persino Docenti universitari di fama mondiale che, superati gli ottanta, divengono “circonvenibili”. Chissà che un bel mattino la radio non ci dica di un coniuge cui è riuscito il colpaccio di mettere sotto amministrazione il partner erotomane (con Ads rigorosamente dello stesso sesso).

Tra le molte voci sentite al Congresso, c’è stata (in video) quella di Paolo Cendon, autore della Legge 6/2004, Ordinario di Diritto Privato a Trieste, studioso ed esperto di indiscussa statura. Il suo intervento è stato interessante sotto un triplice profilo: 1) per ciò che ha detto; 2) per come lo ha detto; 3) per ciò che non ha detto. Seguiremo l’ordine:
1) nonostante le criticità, piaccia o meno, la fragilità esiste ed è più vasta di quanto si crede; ci sono in Italia 260000 beneficiari, ma la platea potenziale è di circa 4 milioni di soggetti fragili (deboli, ma non tanto da essere interdetti); senza l’Ads rischiamo di abbandonarli. Per le difficoltà registrate in quindici e passa anni di applicazione, si può pensare ad un Regolamento attuativo più stringente verso il potere dei Giudici Tutelari: buone pratiche, limiti, sorveglianze, protocolli più esatti. Ma l’impianto è sano. Bene sarebbe, poi, uno Sportello di ascolto e, più in generale, un Contropotere che vigili sopra i potenziali abusi. Casi di disfunzioni, per quanto dolorosi, non inficiano comunque la sostanza.
2) una lunga captatio benevolentiae, dove subito si percepisce, mescolato ad affabilità e caldi apprezzamenti, un senso di olimpica superiorità: “sono d’accordo che esistiate” (prontamente stemperato con un “sono felice che ci siate”); fate un lavoro “meraviglioso e meritorio” ma “vi devo muovere dei rimproveri” (critiche e obiezioni sono per i pari grado); il vostro progetto di Ombudsman alla svedese? “Disneyland”. Il vostro sospettare chissà quali segrete familiarità tra Giudici e Ads? “Paranoico”. I vostri Documenti? “Quando i Giudici li leggono si mettono le mani nei capelli” (rimandati a settembre).
3) neppure mezza parola sul fatto che delle 260000 Ads, il 26% (dunque 67600 persone) è affidato ad “esterni” (non famigliari), cioè ad avvocati e commercialisti (dato AIASS); neppure mezza parola sul carattere smaccatamente economicistico assunto dalla mansione (che per legge sarebbe dovuta, nell’ordinario, restare gratuita); silenzio di tomba sul fatto che gli Ads esterni curano decine e decine di beneficiari (a volte 60 e anche più); silenzio sul fatto che è prassi abituale che il Giudice non si prenda affatto la briga di ascoltare il Beneficiario (ancora capace) su ricovero in struttura o rapporti affettivi da mantenere o interrompere, lasciando tutto nelle mani del Dominus. Nemmeno mezza parola sull’avvitamento perverso tra Ads e ricorso a go go al reato di circonvenzione di incapace; andazzo che ha generato una valanga di casi dubbi.

Spontaneo riaffiora un ricordo: diversi secoli fa, un dottissimo Professore padovano non potendo accettare che la perfezione dei Cieli aristotelici venisse rovinata dall’esistenza di montagne sulla luna e macchie sul sole, pare si rifiutasse di guardare nel cannocchiale. La teoria era salva, ma macchie e montagne restarono testarde al loro posto.

6 commenti:

  1. Analisi puntuale ed efficace, che rende bene l'idea di ciò a cui in sostanza puntasse la Legge 6/2004 sulla Amministrazione di sostegno, di cui Cendon è autore.

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  2. Cara Caterina .... e non solo, ma anche dei brutti effetti collaterali, da "eterogenesi dei fini", dei quali sembra non si voglia prendere atto per emendare la legge da alcune sue brutte conseguenze involontarie, denunciate anche da Gigi, purtroppo sulla base di sue esperienze personali.

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  3. La definirei "onnipotenza del diritto", la convinzione che una norma astratta se ben concepita e intenzionata NON può mostrarsi nella pratica sbagliata e ingiusta. Una cosa poi mi ha molto colpito "4 milioni di soggetti fragili" più meno il 7 per cento degli italiani. Non ho il garage né il posto auto e abbastanza di frequente fatico a ritrovare l'auto parcheggiata, mi devo preoccupare?

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    1. eh già... attenzione... meglio avere psichiatra di fiducia, pronto a certificare. Una farsa tutta italiana.

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  4. Purtroppo sig. Monello credo che lei sia stato fin troppo tenero nel descrivere la realtà delle persone fragili e degli ads che dovrebbero tutelare i loro bisogni.
    Infatti, ormai, quella degli ads è diventata una vera e propria "professione " per "avvocati delle cause perse", consulenti del lavoro "falliti" e quant'altri, che svolgono tale attività in modo distaccato, indifferente, burocratico e noncurante rispetto ai reali bisogni delle persone assistite.
    Per loro sono solo "delle galline dalle uova d'oro" da sfruttare finché vivono.
    A loro però, poco importa se vivono bene o male, con dignità o in modo indegno, se vengono curati con affetto da chi gli sta vicino e che dovrebbe essere una persona preparata ad assistere non solo nel corpo ma anche e soprattutto nello spirito, dispensando affetto anche se la persona è ormai priva di lucidità.
    Più volte ho discusso animatamente con parenti e amici che sostenevano che, parole testuali,  "se non capisce è  inutile andarla a trovare o accarezzarla o coccolarla o stringerle la mano, tanto non capisce".
    Per esperienza personale, orrore è quello che ho provato nel sentire tali argomentazioni da un fratello nei confronti di nostra madre.
    Una donna meravigliosamente dolce che ha passato, assieme a mio padre, tutta la sua vita dedicandosi alla famiglia e ai figli.
    E questa è stata la moneta con cui è stata ripagata. Per fortuna non in questo modo da tutti i figli.
    Ma tornando agli ads, vorrei sottolineare ( e qui parlo sia per esperienza personale che per esperienza lavorativa) che tali "signori", talvolta agiscono addirittura in accordo, per non dire in combutta, con i parenti "serpenti" dei tutelati che pensano solo a risparmiare sulle spese per "intaccare" il meno possibile i beni che poi andranno equamente spartiti tra tutti i "cari eredi".
    Non importa se il tutelato vive in un "ospizio-lager" dove è trattato da persone villane, arroganti e senza scrupoli come un bambino monello da punire, sgridare e picchiare se la fa fuori dal pannolone.
    L'importante è risparmiare!!!
    E gli ads, per paura che gli venga revocata la nomina, accettano il volere dei "parenti serpenti" anche se sanno perfettamente che quanto voluto non è di certo la soluzione migliore per l'assistito.
    Perché,  non dimentichiamoci che dietro al burocratico termine di "assistito" c'è  sempre una persona che ha curato, sostenuto e amato anche quei parenti che a loro dire "conoscono" quello che è giusto fare.
    Ma la conoscenza senza saggezza serve  a poco. E non c'è saggezza senza spiritualità. E la vera spiritualità comprende sempre il servizio agli altri. Soprattutto ai più fragili.
    Emilia Piso

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    1. Gentile Emilia, grazie per questo commento, che condivido appieno. Il suo "orrore" (e la sua sofferenza) è stato il mio. Anche se credo che il mio, di orrore, abbia raggiunto un estremo inaudito. Anch'io mi sono trovato di fonte due congiunti che pensavano di "conoscere" senza "spirito" la verità; che poi equivale a giudicare grettamente e egoisticamente. Non so -ma credo di dover pensare di sì, dato che in città la cosa è di pubblico dominio - se lei conosce i dettagli del mio "caso personale". Se no, basta che scorra a ritroso i post di questo blog; sino a giungere al mese di settembre 2020. Il prossimo 10 maggio entrerò come imputato in un'aula del Tribunale di Cagliari. E ciò "grazie" ad una Amministratrice che mi ha denunciato (con l'appoggio dei menzionati parenti). E ci entrerò a testa altissima. Se leggerà i post, capirà anche che la mia "tenerezza" era solo dettata dall'esigenza di uno stile doverosamente misurato nel comporre un pezzo giornalistico; che è stato ripreso da siti di informazione nazionali. Sappia che l'Ads che ha compiuto uno scempio di quel sentimento "sacro" che lega un figlio alla madre, si troverà, per molti anni a venire -suppongo- dentro una lunga vicenda giudiziaria (penale e civile) Se volesse entrare direttamente in contatto con me, questa la mia mail gigimonello@tiscali.it Un caro saluto.

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