Se non la smetti, ti faccio mettere
l’Amministratore di sostegno! Vedrete che prima o poi la sentiremo al bar dello sport a
mo’ di battuta. Siamo il paese del Vario & Pittoresco: pizza, spaghetti, birra,
mandolini, convergenze parallele e amministratori di sostegno. Una fantasia unica.
Un vecchio
professore torinese, dichiaratamente gay, di anni 86, personalità di spicco della
cultura filosofica italiana nei decenni ’70-’80, studioso di levatura mondiale, deputato al Parlamento europeo e personaggio tv stranoto, negli
ultimi anni si è trovato costretto a deliziarsi con le rogne di una
delle maggiori genialate legislative partorite in Italia: la oramai leggendaria legge
6/2004 (2° governo Berlusconi); nata con ottime intenzioni nel bel mezzo
di un sogno di una notte di mezza estate.
Su
premurosa iniziativa di ex amici (a lungo beneficati) che lo descrivono come
circonvenuto dall’attuale amico-assistente (nuovo beneficato), Gianni Vattimo
nel 2018 viene messo sotto Amministrazione di sostegno. La cosa sbalordisce
l’ambiente universitario e rimbomba sui media. Il Professore - che nonostante
una lunga dimestichezza con la categoria della Possibilità, mai avrebbe pensato
di potersi trovare dentro una tale storia - reagisce con stizza e avvia una
battaglia legale per liberarsi dal diabolico intrigo. Nel novembre 2021 ci
riesce: la Corte
d’Appello civile di Torino gli dà ragione: è capace di badare a se stesso; non
c’è bisogno di nessuna AdS. Ma la Procura impugna e la parola passa,
quindi, alla Cassazione, che nel giugno 2022 conferma: il professore è perfettamente
capace di intendere e di volere, può amministrare da solo il suo patrimonio;
non abbisogna di alcuna tutela e direzione. Sa cosa fare della sua vita; è lucido e
orientato.
Storia
finita? Non saremmo in Italia. Bisogna sapere che mentre a Vattimo veniva
assegnato, nel 2018, l’Ads, al suo assistente-amico, Simone Caminada, un
brasiliano di anni 38, veniva recapitato avviso di
garanzia per circonvenzione di incapace. La
situazione è grave ma non è seria, soleva dire il sommo “Italianista”
Flaiano.
Dunque, ricapitolando: abbiamo un anziano; da alcuni Magistrati ritenuto perfettamente
lucido, e da altri circonvenibile da malintenzionato: l’anziano è un fenomeno
della natura: è un capace incapace. Come dire: “questo masso è puro granito;
ma potete plasmarlo come creta”. Strepitoso.
Nell’ultima udienza (dicembre 2022) del processo a Caminada, i due Procuratori
sostengono che Vattimo è totalmente soggiogato dalla sua volontà, che
lo tiene in pugno e ne fa quello che vuole; male hanno fatto, dunque, Corte di
Appello e Cassazione a revocare l’Amministratore di sostegno; di cui l’anziano
avrebbe più che mai bisogno. Mentre per Caminada, non guasterebbe una appropriata razione di galera: facciamo 4 anni.
In una
precedente udienza, parlando in favore del giovane amico-assistente, Vattimo
spiega, “Ho fatto una bella vita, avevo delle possibilità e sono stato molto
prodigo con le persone che mi erano vicine”. Come dire: “Sono sempre stato
così, pure da giovane; perché non la piantate di tormentare la gente?”.
E, in
effetti, a parte questo, detto sinceramente, che farebbe uno qualunque tra noi, senza figli e
parenti, a 86 anni, malato, non più autosufficiente? Prometterebbe qualcosa a
qualcuno in cambio di aiuto continuato. Umano, no? Cosa successa un fracco e
una sporta di volte. Ma la
Procura (superUmana) non si lascia ingannare, e
tira dritto: quattro anni di carcere; quattro.
Dall’intellettuale
di fama mondiale alla casalinga di Milano (che non dista poi tanto da Voghera).
Simona, sessantenne, di famiglia agiata, sette gatti e un cane, single per
libera scelta, diversi lavori nel suo passato, con casa di proprietà ereditata
dalla madre (di cui si è presa cura sino alla fine), un rispettabile patrimonio
finanziario e neppure l’ombra di una patologia psichiatrica.
Un’esistenza
assolutamente ordinaria. Se non fosse per una soavissima sorella, con la quale,
da decenni, non ha più rapporti; e che d’improvviso si scopre preoccupata per il suo bene.
Un bel
giorno Simona riceve una strana lettera su busta severamente intestata: Corte d’Appello di Milano. La apre e ci resta secca: la congiunta - che vuole
salvarla dal male - la cita in Tribunale sostenendo che non è più capace di
badare a se stessa e ai suoi interessi: e fornisce circostanziatissime prove. Simona è un’asociale; non si è mai costituita una famiglia; gioca frequentemente
al gratta e vinci; fa prestiti di denaro alle amiche; non frequenta nessuno;
non lavora; vive con sette gatti e un cane; ergo ha urgente bisogno di
Amministrazione di sostegno (e, per la bisogna, si propone lei medesima ). Il
Magistrato tutelare, che sembra, in certi casi, avere assunto una sorta di
funzione di controllo etico della conformità sociale, all'udienza va piuttosto per le
spicce; poche domande: sul fatto di essere o no d'accordo; e poi la richiesta di dire in che giorno, mese ed anno ci si trova.
Due mesi dopo arriva la nomina dell'AdS; provvisorio dapprima; poi definitivo. Senza che alcuna perizia
psichiatrica sia stata acquisita, il Tribunale prende una decisione che menoma gravemente la personalità giuridica di una cittadina di questo paese; così,
con uno schiocco di dita. L’ avvocatessa-amministrante piove in
casa di Simona e gli ritira carta di credito, libretto degli assegni e
scrupolosamente censisce denaro contante e gioielli. Per due anni di attività la medesima riceverà euro 42000 tondi. Un’opera immane: ha pagato bollette,
stipendio della colf e condominio. Per cercare di uscire da questa sinistra
trappola, ora Simona si è rivolta ad un legale, che così
commenta, “Se Simona può essere sottoposta ad Amministrazione di sostegno,
questo significa che non c’è italiano che può ritenersi al riparo da questa
eventualità”.
Le iene
hanno dedicato alla stupefacente vicenda una puntata (la trovate on line); e,
alla fine del reportage, hanno tentato un contatto telefonico con la famosa (e
tanto pensosa) sorella; che prima di riattaccare testualmente esclama, “No, ditemi che è uno scherzo!”. Già, uno scherzo. Da prete.
La legge
6/04 sta diventando una barzelletta di risonanza mondiale: basta un parente
risentito (e magari anche una puntina interessato), un magistrato che si pensa
buon padre di famiglia nonché custode del buon senso, un avvocato bisognoso di
fare reddito senza lungaggini d’aula, e il gioco è fatto. Eh, gli italiani; il
Cavaliere fece scuola: veramente unici nel creare posti di lavoro.
gigi monello